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Letteratura Italiana di Scienze Infermieristiche

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Monti Massimo, Pinna Ines, Fasser Nicola, Damini Massimo, liguori Simeone, Castagnini Guia, et al. L’idratazione artificiale in hospice e a domicilio: uno studio multicentrico. La rivista italiana di cure palliative 2012;14(3):13–19. 
Added by: Sara Martelli (23/07/2013 15:00:37)
Tipo di Risorsa: Articolo di Rivista
Chiave di citazione BibTeX: Monti2012
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Categorie: Infermieristica clinica, Infermieristica di comunità, Infermieristica specialistica, Strutture sanitarie
Sottocategorie: Cure palliative, Eliminazione, Infermieristica domiciliare, Infermieristica in oncologia, Strutture sanitarie accreditate
Keywords: Hospice
Autori: Castagnini, Damini, Fasser, Giannunzio, liguori, Monti, Orsi, Pinna, Piva, Salvioni, Speranza, Valenti
Collezione: La rivista italiana di cure palliative
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Allegati    
Abstract     
(Trascritto dall’articolo).
Nei pazienti con cancro in fase avanzata la riduzione dell’introito orale di liquidi è una frequente complicanza. Quando l’apporto non è sufficiente, molti pazienti terminale vengono idratati per via parenterale. Le cure palliative sono contrarie all’utilizzo di metodi invasivi ma il dibattito circa l’uso dell’idratazione artificiale è tuttora aperto. Questo studio prospettico ha avuto l’obiettivo di valutare tale pratica prendendo in considerazione 517 pazienti oncologici terminale di cui 240 assistiti in hospice e 277 a domicilio. Nei quattro mesi di durata dello studio, 156 (30,2%) pazienti sono stati idratati mediante infusione endovenosa e/o sottocutanea di liquidi. È stata evidenziata una correlazione positiva tra i giorni di assistenza e i giorni di idratazione (p<0,01). Non sono emerse differenze significative riguardo alla percentuale di pazienti idratati nei due contesti di cura (29,2% in hospice contro il 31,0% a domicilio). Il 67,9% sono stati idratati per via endovenosa periferica e il 20,5% per via sottocutanea; 92 (59%) pazienti hanno ricevuto una quantità di liquidi ≤500ml/die. L’idratazione artificiale è stata prolungata fino al decesso in 86 casi (55.1%) di cui 34 in hospice e 52 a domicilio. I pazienti deceduti in hospice avevano una maggiore probabilità di essere idratati artificialmente (p=0,0001). Dallo studio emerge la necessità di ulteriori studi sull’argomento.
Added by: Sara Martelli